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Dimora delle Sirene

Cenni storici
   Le coste meridionali di Massa Lubrense e gli isolotti, che le fronteggiano (Vetara e Li Galli) erano, secondo la leggenda, la dimora delle mitiche Sirene da cui il primitivo toponimo di Sirenusion. E' qui che Ulisse, dopo aver ascoltato il loro canto sarebbe approdato ed avrebbe fondato il famoso tempio di Athena.
   I presunti aborigeni della zona furono due popoli di stirpe italica: gli Ausoni e gli Osci. Di questi ultimi si trova testimonianza in un'iscrizione rupestre scoperta pochi anni fa sulla parete calcarea sovrastante l'approdo orientale di Punta Campanella.
   Con la formazione di una colonia greca, il nome stesso del tempio (
Atheaion) passò ad indicare tutta questa parte estrema della penisola che conservò spiccati caratteri ellenistici anche in epoca romana, quando fu detta Promontorium Minervae, nome che appare sulla Tabula Peutingeriana (sec. IV) accanto alla prima rappresentazione grafica del tempio.
   Solo nel I secolo la cultura latina riuscì ad imporsi con l'arrivo di eminenti patrizi venuti a trascorrervi ozi e villeggiatura in sontuose dimore, delle quali abbiamo interessantissimi resti. Non vi furono centri abitati importanti e oltre alle suddette ville romane c'era solo un insieme di case sparse tra i campi, abitate da gente che traeva dall'agricoltura il proprio sostentamento. In questo periodo è da ricordare la presenza di veterani di Augusto, assegnatari di poderi da coltivare.
   La religione cristiana vi giunse forse già con gli Apostoli, ma si sviluppò con ritardo sostituendo lentamente il culto pagano. Seguirono nel Medio Evo lunghi periodi assai miseri per le popolazioni locali, ridotte al vassallaggio ed esposte di continuo alle incursioni saracene. Intanto prendevano corpo le prime aggregazioni sociali che stentatamente creavano attività diverse da quelle agricole che restavano comunque assolutamente preponderanti.
   Sorsero quindi i primi nuclei residenziali che diedero vita ai numerosi
casali, detti poi villaggi ed infine frazioni, che ancora oggi formano l'assetto socio-amministrativo del Comune.
   Il nome
Massa compare dopo la breve dominazione longobarda (sec. VI), ma dovette passare del tempo per affermarsi definitivamente. La maggior parte degli studiosi sostengono che Massa derivi da mansa, termine longobardo che indica un luogo atto alla coltura. Al nome di Massa fu unito l'aggettivo publica (938) a significare un'area demaniale, un agro pubblico, evidentemente uno di quelli che appartenevano allo stato sorrentino. Intorno al 1306 l'attributo publica fu sostituito da lubrensis (delubrum = tempio, riferito alla cattedrale che sorgeva sulla spiaggia di Fontanella). Insieme con l'aggettivo la municipalità assunse a suo stemma l'immagine della Vergine della Lobra. Nell'uso comune il nome di Massa senza aggettivi è riferito al casale della cattedrale, attualmente indicato come centro e capoluogo.
   Massa Lubrense fece parte del Ducato di Sorrento con alterne fortune fino all'avvento del regno normanno. Iniziò la sua emancipazione sotto gli Svevi, costituendosi in
civitas. Nel 1273 i suoi cittadini, in maggioranza ghibellini, le procurarono la rappresaglia di Carlo D'Angiò, che reincorporò il territorio in quello di Sorrento.
   Seguirono sconvolgenti e confuse vicende fino al 1465, anno in cui Ferrante d'Aragona distrusse il borgo dell'Annunziata, sede del Vescovo e dell'autorità civile, unico casale munito di torre e cinto da mura, dopo averlo assediato per due anni.
   Giovanna II di Durazzo soggiornò nel casale di Quarazzano in uno splendido palazzo, sui resti del quale all'inizio del 1600 il gesuita Vincenzo Maggio innalzò l'imponente edificio del Collegio (
il Quartiere) con annessa un'alta torre di difesa (il Torrione) importante opera di architettura delle fortificazioni e massimo monumento cittadino.
   Durante il vicereame spagnolo Massa Lubrense attraversò un periodo di travagliate vicende politiche in un'epoca di decadenza morale e civile peggiorata dalle frequenti invasioni dei corsari saraceni. Questi nel 1558, dopo aver compiuto stragi orrende e saccheggi, portarono via come schiavi un migliaio e mezzo di persone, in piccola parte poi riscattate.
   La minaccia che ininterrottamente veniva dal mare costrinse i massesi ad erigere lungo la costa una serie di torri di avvistamento, che rappresentano una caratteristica particolare del paesaggio; quasi tutte sono ancora esistenti e in stato di discreta conservazione.
   Nel 1656 la peste scoppiata a Napoli qualche anno prima dilagò anche nelle nostre contrade mietendo moltissime vittime.
   Finalmente durante la dominazione borbonica anche Massa risentì del progresso dei tempi e all'antica civiltà contadina si affiancarono notevoli attività commerciali e artigiane. Mancando vie di comunicazione terrestri, una cospicua flotta di grosse barche faceva rotta per la capitale ed altri porti del Mediterraneo esportando prodotti agricoli, bestiame e opere di artigianato ed importando materie prime e generi di consumo. Il commercio con Napoli fu talmente intenso che un intero rione presso il molo di attracco fu chiamato
Porta di Massa.
   Alla Repubblica Partenopea del 1799 i Massesi diedero un nobile contributo di uomini e di idee e tre concittadini, Luigi Bozzaotra, Severo Caputo e Nicola Pacifico, furono vittime della repressione e quindi giustiziati.
   Nel 1808 Gioacchino Murat diresse da Villa Rossi all'Annunziata le operazioni militari contro gli Inglesi che occupavano Capri. Dopo il ritorno dei Borboni sul trono di Napoli numerose furono le cospirazioni carbonare fino alla liberazione del Regno delle Due Sicilie cui segui l'unità d'Italia.
   A partire dalla fine dell'800 e fino a dopo la prima guerra mondiale vi fu una prima massiccia emigrazione, per lo più verso le Americhe e la Nuova Zelanda; ma anche dopo il secondo conflitto un considerevole numero di cittadini espatriò in cerca di lavoro e di condizioni di vita migliori. Al contrario le numerose cave di pietra attivate negli anni '20 (le più importanti quelle di Marcigliano, Puolo e Ieranto), attirarono numerosi cavatori sardi che senza difficoltà si inserirono nel contesto sociale massese.
   Durante la seconda guerra mondiale un gran numero di sfollati, specialmente da Napoli, che veniva duramente bombardata, si alloggiò nelle case padronali. Dopo l'armistizio del '43 decine di soldati sbandati, già in forza alle postazioni di difesa costiera delle Tore e di Reola, trovarono asilo presso famiglie massesi. Molti di essi a guerra finita vi si accasarono e vi rimasero; altri tornarono ai luoghi di origin con le giovani spose. Nel '44 vi furono accolti gruppi di profughi di Cassino e di Nettuno e vi stanziarono in avvicendamento di riposo piccoli contingenti di soldati irlandesi (a Massa) e americani (a Sant'Agata).
   Negli ultimi decenni l'economia agricola, nonostante la crisi del settore, è rimasta abbastanza florida, mentre la domanda turistica interna ed internazionale è sufficientemente soddisfatta, grazie al potenziamento ed al miglioramento delle strutture ricettive e delle reti di comunicazione.
Da Visitare
   Chiesa di Santa Maria delle Grazie
   E' stata la cattedrale di Massa Lubrense dalla sua fondazione (1512-1543) fino al 1797. Di impianto cinquecentesco fu completamente rifatta nel 1760 dal vescovo Bellotti che vi costruì anche l'annesso episcopio. Si presenta a tre navate con transetto ed abside. Ricca di opere d'arte con tele del Cardisco e del Negroni. Notevole è la sagrestia adorna degli ovali dei vescovi lubrensi e di arredi lignei del '700.
   
Convento e Chiesa di San Francesco
   La chiesa nata con il nome di S. Maria della Sanità, fu realizzata nel 1582 dalla nobile famiglia Liparulo che edificò anche la vicina torre. I due edifici furono poi annessi al convento oggi occupato dai Padri Minimi. Nella chiesa e nella sagrestia è interessante il pavimento maiolicato del XVIII secolo, ma non mancano altre opere d'arte. Tra queste notevole è una statua lignea della Vergine del '400.
   
Chiesa di Santa Maria della Lobra
   Questa chiesa cinquecentesca è tra le più belle della Penisola Sorrentina. Presenta un artistico cassettonato ligneo, arredi sacri del XVI secolo, pavimento maiolicato ed altare in marmo di buona fattura. Di rilievo un crocifisso di legno adattato su una pala del '500.
   
Chiesa di Santa Maria Annunziata
   Edificio di origine trecentesca, ha subito varie trasformazioni sino all'attuale assetto settecentesco. Vanno segnalati la ricchezza degli arredi, il pavimento e lo stupendo altare in tarsia marmorea con angeli ed ovale finemente scolpiti. Esiste anche un piccolo museo diocesano, ricco di vestimenti sacri, allocato nell'annesso convento.
   
Chiesa di Santa Teresa
   La chiesa seicentesca, recentemente restaurata, presenta splendidi stucchi ed un interessante pavimento maiolicato del settecento. Ammirevole è l'elegante facciata del 1689. Nell'annesso conservatorio delle Carmelitane Scalze si custodisce un'importante collezione di centinaia di busti e braccia lignei contenenti reliquie di santi martiri dei primi anni della cristianità provenienti da catacombe romane.
   
Collina e monastero de "il Deserto"
   Il monastero ed in particolare il suo famoso belvedere sui golfi di Napoli e Salerno hanno reso questa località tra le più celebri della Campania. Durante il "Gran Tour" costituì una delle tappe più ricorrenti. Dopo il recente restauro, il complesso monastico sta riacquistando l'antico splendore.
   
Conservatorio SS. Rosario
   Al monastero, costruito nella prima metà del '700, è annessa una chiesa alla quale si accede tramite un ampio scalone con due rampe semicircolari. Sia il pavimento maiolicato della chiesa che il chiostro (con un pannello attribuito al Chianese, famoso maiolicaro napoletano del XVIII secolo) valgono una visita. Chiedere il permesso di visita al Monastero.
   
Chiesa di Santa Maria della Misericordia
   Recentemente restaurata, questa chiesa del '500 presenta un bel pavimento maiolicato con ornati settecenteschi, elaborate lavorazioni a stucco e dipinti della stessa epoca. Notevole è un quadro di Guido Reni, un vero capolavoro del pittore bolognese, raffigurante la sacra Famiglia, donato dal pittore alla famiglia De Curtis che lo ospitò.
   
Chiesa di Sant'Agata
   La chiesa (XVI secolo) di struttura tardo rinascimentale è famosa per il suo preziosissimo altare che si vuole di scuola fiorentina del XVII secolo. Si tratta di un'opera d'arte che non ha eguali nel napoletano con finissime ed elaboratissime tarsie in madreperla, lapislazzuli, malachite ed ogni sorta di marmi pregiati.
   
S. Costanzo
   E' la collina più alta del territorio massese e consta di due cime. Su quella orientale (486 m) spicca la piccola Cappella di S. Costanzo del XVI secolo; girando attorno all'edificio si godono splendidi panorami sui golfi di Napoli e di Salerno e sui rilievi Monti Lattari. L'altra cima (Santa Croce, 495 m) non è accessibile, ma i sentieri che la aggirano offrono grandiose viste sulla vicinissima Capri.
   
Punta della Campanella
   Estremità della Penisola Sorrentina, vertice fra i Golfi di Napoli e Salerno, dista solo 5 kmdall'isola di Capri. Vi sorgeva il tempio greco di Athena (da cui
Athenaion) successivamente dedicato a Minerva (da cui Promontorium Minervae). I pochi ruderi oggi visibili appartengono ad una villa romana del I-II sec. Poco a valle si erge la Torre Minerva, costruita nel 1334 e rifatta nel 1567.
   
Ex collegio della Compagnia di Gesù e Torrione
   Costruito ai primi del XVII secolo sui ruderi della villa della regina Giovanna d'Angiò (XV secolo) leva la sua mole imponente sull'antico casale di Guarrazzano. All'edificio, localmente noto come
Quartiere, e collegata con un arco una altrettanto imponente torre di difesa detta il Torrione.
   
Il "Cerriglio"
   Fin dal XV secolo residenza della famiglia De Martino tra i quali è noto un Ferrante detto
Rachione nome che oggi è attribuito all'intero rione. Interessante è il colonnato in tufo con busti marmorei e il ninfeo posto in fondo al viale. Al complesso nel XVII secolo fu annessa anche la cappella di San Giovanni Battista.
   
Castello di Massa
   Del castello (XIV-XVII secolo) oggi sono note la torre cilindrica e il bastione-cisterna troncopiramidale che dominano la collina. Sono leggibili almeno altri quattro bastioni che, unitamente alla "muraglia", cingevano la trecentesca Città di Massa. Fu ricostruito nell'assetto attuale dopo l'invasione dei Turchi del 1558.
   
Villa Rossi
   Per la sua posizione, di fronte a Capri, la villa fu scelta, nel 1808, da Gioacchino Murat Re di Napoli per dirigere il vittorioso assedio all'isola occupata dagli Inglesi. Nella stessa villa il 17 ottobre, fu firmato l'atto di resa per mano di Hudson Lowe che di lì a qualche anno diverrà carceriere di Napoleone a Sant'Elena.
Descrizione del territorio e dei percorsi
   Il territorio di Massa Lubrense (20 kmq) ha forma pressoché triangolare ed è limitato a nordest dal confine con Sorrento e dagli altri due lati dalle acque dei Golfi di Salerno e di Napoli separate dal vertice rappresentato dalla Punta della Campanella che fronteggia l'isola di Capri, distante soli 5 km.
   Amministrativamente, oltre al capoluogo, si contano ben 17 frazioni (evoluzione degli antichi casali) che sono tutt'oggi collegate da una fitta rete di sentieri, mulattiere e stradine oltre che dalle strade principali. Nel 1990 furono individuati 22 itinerari pedonali (per uno sviluppo complessivo di circa 110 km) lontani dalle rotabili, dai rumori, dai grossi agglomerati urbani. I tracciati sono segnalati al suolo con strisce di vernice bicolori che diventano più frequenti ed evidenti in prossimità degli incroci dove spesso sono accompagnati da mattoni maiolicati recanti i colori segnavia, le direzioni da seguire e spesso anche le distanze fra i vari casali. Questa segnaletica consente a tutti di andare a piedi da una località all'altra senza correre il rischio di imboccare vicoli ciechi o strade sbagliate, avendo sempre la certezza di percorrere il giusto itinerario, intendendo con ciò non il più breve, ma il più interessante o il più panoramico.
   Le passeggiate si snodano fra limoneti e uliveti, lungo mulattiere e sentieri, attraverso castagneti e querceti, per raggiungere antichi casali, vaste zone disabitate ricoperte da una fitta macchia mediterranea, pareti calcaree a picco sul mare, memorie archeologiche, torri saracene, punti panoramici. Anche gli escursionisti più esperti, ma abituati ai percorsi montani fra boschi, valli e cime innevate, non potranno fare a meno di rimanere incantati davanti a questi ampi panorami che uniscono mare e montagna con splendide viste dei Monti Lattari e dei golfi di Napoli e di Salerno con le loro isole, isolotti e scogli.
   I percorsi della rete sono divisi in cinque categorie:
   Circuiti - configurati come degli anelli, quindi con partenza e arrivo nello stesso luogo, e con l'itinerario di ritorno ben distinto da quello dell'andata. Sono stati progettati in modo che ognuno sia connesso con almeno altri due per mezzo di tratti in comune o percorrendo delle brevi bretelle di raccordo.
   Escursioni - come i circuiti, hanno partenza e arrivo coincidenti, ma tragitti di andata e di ritorno sono quasi coincidenti. Le escursioni si sviluppano lontano dai centri abitati, hanno mete raggiungibili solo a piedi e quindi non è possibile tornare con mezzi di trasporto pubblico.
   Traversate - hanno la caratteristica di avere partenza ed arrivo ben distinti: tre di esse conducono dalle aree più alte alle marine e la quarta si sviluppa lungo la costa occidentale di Massa. Per ognuna di esse è possibile tornare al punto di partenza con i mezzi pubblici.
   Collegamenti con Sorrento - sono le antiche vie di comunicazione con origine da Massa, da Monticchio e da Sant'Agata.
   Alta Via dei Monti Lattari - segnato dal Club Alpino Italiano alla fine degli anni '80, questo lungo tracciato percorre tutto il crinale della penisola sorrentino-amalfitana da Cava de' Tirreni a Punta della Campanella.
   Gli itinerari sono stati progettati in modo che risultino connessi fra loro e che abbiano lunghezza e dislivello tali da poter essere comodamente percorsi in due o tre ore. Ovviamente questi tempi possono essere più o meno allungati a seconda dell'interesse che gli escursionisti pongono nell'osservazione dell'ambiente e dei vari punti notevoli che si incontrano lungo il tracciato.
   L'escursione a Punta della Campanella da Termini è la più lunga (poco più di 6 km) ed ha il ritorno tutto in salita, con un dislivello di circa trecento metri; la mulattiera che collega Torca a Crapolla è quella con il maggior dislivello (350 m), è in gran parte molto ripida ed esposta al sole e quindi la risalita è sconsigliata nei periodi di maggior calura.
   Girovagando fra questi sentieri si avrà l'opportunità di apprezzare sia i caratteristici casali sia le bellezze dell'ambiente rurale con i suoi uliveti terrazzati e limitati dalle bianche
murecine (muretti a secco), i pergolati con le pagliarelle che coprono gli agrumeti, gli edifici in tufo con i classici archi e la scala esterna e, nelle aree meno antropizzate, la gran varietà di specie vegetali che crescono spontanee non solo in zone di macchia, ma anche lungo le sponde dei rivoli, ai margini dei sentieri, nelle fessure dei muri.
   Le specie che maggiormente caratterizzano le aree incolte sono le ginestre (
Spartium junceum e Caronilla emerus), le Euforbie (Euphorbia dendroides e characias), i cisti (Cistus incanus, salvifolius e monspeliensis), il lentisco (Pistacia lentiscus). Il mirto (Myrtus communis), il ginepro (Juniper phoenicius), il rosmarino (Rosmarinus officinalis), l'Asfodelo (Asphodelus microcarpus), la tagliamani (Ampelodesmos mauritanica), l'Erica Erica arborea) e fra gli alberi i pini (Pinus pinea, halepensis e pinaster), il leccio (Quercus ilex), la roverella (Quercus pubescens), il Carrubo (Ceratonia siliqua). Inoltre si incontrano piante esotiche come l'agave (Agave americana), il fico d'india (Opuntia ficus barbarica) che si sono perfettamente ambientate lungo le nostre coste. Infine si deve segnalare la presenza della rara palma nana (Chamaerops humilis) e di una pianta endemica dell'area di Punta della Campanella e Capri: la Litodora (Lithodora rosmarinifolia) che si fa notare in inverno per i suoi splendidi fiori blu.
Agricoltura
   In questo lembo di terra relativamente piccolo, l'agricoltura, oltre ad essere cornice delle bellezze naturali, fornisce prodotti di qualità pregiata; è forse uno dei pochi esempi in Italia ove in una zona limitata si ottengono prodotti quali limoni, olio, vino e formaggi, tutti con riconoscimento di pregio sia a livello nazionale che europeo.
   La disposizione del terreno e le condizioni ambientali e climatiche, insieme ad un modo tradizionale di coltivare, consentono di incontrare sul territorio, partendo dal mare, delle ampie terrazze coltivate a limone.
   Le specie coltivate si trovano solo in questa zona e le piantagioni vengono protette dai venti freddi, dalla grandine e dalle eventuali basse temperature dell'inverno con le caratteristiche
pagliarelle, fatte con paglia di grano, che nei mesi più freddi (da novembre a marzo) vengono disposte sui pergolati, realizzati con pali di castagno prodotti nei boschi della zona.
   Il
limone massese (Femminello sorrentino) differisce da quello della Costiera Amalfitana (Sfusato amalfitano) per avere buccia più sottile e aroma più marcato. Già nell'800 veniva esportato sia negli U.S.A. che in Inghilterra ed utilizzato per il suo contenuto di vitamina C.
   Oggi tale prodotto, oltre ad essere utilizzato sul mercato per le sue qualità salutari e per gli usi di cucina, è materia prima per la produzione del
limoncello, liquore di limoni ottenuto da infusione di bucce di limoni, presente oggi sulle migliori tavole del mondo. Oltre al limoncello si producono altri liquori con caratteristici aromi mediterranei quali il mirto, il finocchietto, il carrubo, il lauro.
   Allontanandosi dal mare lungo i fianchi delle colline esposti al sole, si trovano vigneti da cui si ottiene un vino, sia bianco che rosso, ottimo da abbinare alle pietanze tipiche della zona. Sui declivi più ombreggiati troviamo invece boschi di castagno utilizzati non per produrre castagne, ma solo legna (pali e listelli) per costruire i
pergolati e le pagliarelle.
   Nella zona medio-alta del territorio, ed in quella meno fertile di valle, viene coltivato l'
olivo: tale pianta è presente forse da sempre sul territorio, e piante secolari ne testimoniano la presenza anche in tempi remoti. Riferimenti storici parlano di sacrifici fatti con olio della zona alla dea Minerva già all'epoca dei greci.
   L'
olio che si produce ha un sapore ed un profumo caratteristico che lo distinguono e lo rendono particolare e richiesto dal mercato: l'Unione Europea, individua tale prodotto come prodotto D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) proprio per le sue caratteristiche non riscontrabili altrove.
   Infine, con il latte dei bovini allevati in zona, piccoli caseifici producono due tipi di formaggio che si collocano tra i prodotti tipici e protetti con marchio dell'Unione Europea e sono molto ricercati sulle tavole napoletane: la
treccia (formaggio fresco a pasta filata lavorato a forma di ciambella intrecciata) ed il caciocavallo (formaggio di media stagionatura a forma di pera con piccola testina). Il nome di quest'ultimo deriva dal fatto che i formaggi (caci) vengono legati a coppie tenuti per la testa e posti a stagionare a cavallo di un palo; quindi cacio a cavallo.
   Oltre a queste colture di importanza commerciale, l'escursionista potrà notare come vicino ad ogni casa al di fuori dei centri abitati ci sia un piccolo orto che produce ottimi pomodori, melenzane, zucchini, fagiolini, ecc. Queste verdure non servono solo per uso familiare, ma forniscono anche la base dei piatti tradizionali locali che ha reso famosi i numerosi ristoranti massesi.
L'area marina protetta "Punta Campanella"
   Il 12 dicembre 1997, il Ministero dell'Ambiente decretava l'istituzione dell'Area Marina Protetta di Punta Campanella, ai sensi della legge quadro sulle aree protette 6.12.1991, n. 394. Questo importante passaggio istituzionale riconosce il valore naturalistico, paesaggistico estorico dell'area e la sottopone a tutela, pur nel rispetto delle attività economiche tradizionali.
   L'area Marina Protetta interessa la fascia costiera dei comuni di Massa Lubrense, Piano di Sorrento, Positano, Sant'Agnello, Sorrento e Vico Equense. L'istituzione ha tra i suoi fini principali la tutela e la valorizzazione delle risorse biologiche e geomorfologiche della zona, la divulgazione della conoscenza degli ambienti marini e costieri, nonché la promozione di uno sviluppo socio-economico compatibile con la vocazione naturalistico-paesaggitica dell'area. Al fine di perseguire nel modo migliore gli scopi prefissi, l'Area Marina Protetta è suddivisa in 3 zone:

  • A: riserva integrale;
  • B: riserva generale;
  • C: riserva parziale.
   La zonazione modula in maniera elastica e funzionale l'insieme dei divieti e delle attività consentite. Così ad esempio, nella zona A, comprendente gli scogli di Vervece e Vetara, è interdetta la navigazione, la balneazione e la pesca.
   Nella zona B è consentito l'accesso, previa autorizzazione da parte dell'Ente Gestore, alle imbarcazioni a motore per visite collettive guidate, e la pesca professionale regolamentata ed autorizzata dall'Ente Gestore, mentre è vietata la pesca subacquea e l'ancoraggio libero.
   Nella zona C, infine, l'accesso alle barche a motore a bassa velocità è consentito solo per raggiungere gli ormeggi che verranno appositamente predisposti, mentre l'ancoraggio libero è vietato. Può altresì essere autorizzata dall'Ente Gestore la pesca professionale con attrezzature che non danneggino i fondali, la balneazione e le immersioni subacquee compatibili con la tutela dei fondali.
L'ambiente marino
   La costa, il mare e i fondali dell'attuale Area Naturale Protetta fino ad alcune decine di anni fa offrivano uno spettacolo di rara suggestione. Sui fondali sabbiosi o detritici, entro i 30-35 m. di profondità, si sono notevolmente ridotte le estensioni di Posidonia (Posidonia oceanica) al cui interno trovano alimento e rifugio una grande quantità di organismi marini, dai colorati Gasteropodi Nudibranchi, al caratteristico Cavalluccio Marino (Hippocampus guttulatus). Le praterie di Posidonia sono biotopi gravemente a rischio. Tra le minacce che incombono su di essi, particolarmente gravi risultano i danni causati dall'ancoraggio di natanti di ogni genere.
   Oggi nelle acque prospicienti la Penisola Sorrentina, la Posidonia è presente in forma estremamente frammentata. Solo poche aree si sono parzialmente salvate e tra queste gli splendidi scogli di Vetara e Vervece, giustamente inseriti nelle aree di tutela integrale.
   Questi sono caratterizzati da una amplissima varietà di flora e di fauna: pareti sottomarine colorate di giallo dall'antozoo
Parazoonthus axinelle, conosciuto come margherita di mare, distese di alghe verdi (Halineda tuna) ed eleganti (Spirographis spallanzani). Più in profondità, delle vere foreste di gorgonie bianche, gialle e rosse (Eunicella singularis, Eunicella cavolinii, Paramuricea clavata), splendidi ventagli intrecciati, intorno ai quali nuotano le rosee castagnole rosse (Anthias anthias). Numerosi esemplari di specie stanziali quali saraghi, polpi, aragoste, cernie, donzelle, scorfani, arricchiscono la tipica fauna mediterranea.
   Ai piedi delle falesie, negli anfratti e all'imboccatura delle grotte sottomarine, in ambienti di grande fascino e bellezza, poco illuminati e dominati dalle correnti, con un po' di fortuna è possibile osservare gli eleganti e delicati gamberi parapandali (
Plesionika narval) e l'Alicia mirabilis, un invertebrato simile ad un'attinia dai tentacoli fortemente urticanti.
   Altro organismo ancora discretamente diffuso nelle acque dell'Area Marina Protetta di Punta Campanella è il Dattero di mare (
Lithophaga lithophaga). Questo mollusco bivalve vive sulle pareti calcaree, dalla superficie fino ai 10-15 m. di profondità, scavando delle nicchie al loro interno e rimanendo inglobato in esse. Il dattero di mare impiega anche 15-20 anni per raggiungere i 5 cm di lunghezza; la pesca clandestina di questo animale è una delle cause più dirette di quella vera e propria catastrofe ecologica consistente nella distruzione dello strato superficiale roccioso di molte scogliere. Questa azione sconsiderata è causa dell'alterazione e in molti casi della scomparsa di interi ecosistemi marini legati ai substrati rocciosi; l'istituzione dell'Area Marina Protetta di Punta Campanella può ora mettere finalmente un freno a quest'opera di devastazione ambientale.

Per ulteriori informazioni:
Via Nastro Azzurro, 43 - Sant'Agata sui due Golfi - 80061 Massa Lubrense - NAPOLI - Italia
Tel.: 081-533 0376 - Fax: 081-533 0376 - E-mail: info@videoporoto.com

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